Utilizzare al meglio i fondi europei per aumentare il livello dei servizi ai cittadini è possibile se alla capacità progettuale si associa la collaborazione fra istituzioni, soggetti privati e professionisti del Servizio Sanitario.
E’ stata questa la carta vincente del progetto Un buon amico realizzato dalla Sds Senese e dalla ASL Toscana sud est, con la partecipazione dell’ ASP Città di Siena e di professionisti privati selezionati attraverso un bando pubblico, con l’obiettivo di potenziare i servizi di continuità Ospedale-territorio nell’arco del triennio 2018-2020.

Il bilancio finale è ben al di sopra dell’obiettivo minimo fissato nel bando della Regione Toscana: 345 pazienti fragili, anziani e disabili non autosufficienti residenti nel territorio della Zona Senese, al momento della dimissione dall’Ospedale hanno potuto contare su servizi di assistenza domiciliare, prestazioni di fisioterapia o ricoveri temporanei in RSA , grazie all’erogazione di oltre 200mila euro in buoni-servizio. In particolare, 63 persone hanno usufruito di 12 giorni di cure intermedie in RSA prima del ritorno a domicilio, per 211 è stata attivata l’assistenza domiciliare e 251 cittadini si sono avvalsi di prestazioni domiciliari di fisioterapia.
Questo importante risultato ha consentito di potenziare l’attività dell’Agenzia di Continuità Ospedale Territorio (A.C.O.T.), già presente nel senese dal 2015. I professionisti A.C.O.T. (infermieri, medici, assistenti sociali, fisioterapisti) hanno messo in rete, al momento della dimissione ospedaliera, tutti i soggetti coinvolti nell’assistenza al paziente, dai familiari al medico di medicina generale fino ai medici ospedalieri , condividendo con loro il percorso dell’assistenza post ricovero e fornendo tutte le informazioni sui servizi territoriali per anziani e disabili.

“La collaborazione dà sempre buoni frutti” commenta il presidente della Sds Senese Giuseppe Gugliotti. “Il progetto Un buon amico ha rafforzato nella nostra zona la continuità assistenziale fra Ospedale e territorio, ed è stato una best practice anche per affrontare la fase straordinariamente complessa e complicata della pandemia Covid-19”.

Il progetto è stato finanziato dal Fondo Sociale Europeo - Potenziamento dei servizi di continuità ospedale-territorio e sostegno alla domiciliarità.